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 Iscrizione al n. 253 del Registro degli Organismi di Mediazione e al n. 200 del Registro degli Enti di Formazione presso il Ministero della Giustizia

La Mediazione Familiare

La recente Riforma della Giustizia, introdotta dal D.L. 132/2014 in corso di conversione in Parlamento e, sul binario parallelo, la discussione sui provvedimenti del c.d. “divorzio breve” o “divorzio fai da te” ha restituito forte impulso alla MEDIAZIONE FAMILIARE in quanto, seppur semplificata e resa veloce, la nuova procedura che porterà alla chiusura di un rapporto di coppia, con tutto ciò che ne consegue, dal punto di vista affettivo, legale e patrimoniale, non potrà prescindere da una soluzione consensuale, di soddisfazione di tutti due i coniugi, che consente di definire un accordo destinato a durare nel tempo, soprattutto nell’interesse di figli minori eventualmente presenti.

La mediazione familiare è il momento di incontro, in un ambiente neutrale, nel quale la coppia ha la possibilità di affrontare e negoziare le questioni relative alla propria separazione, sia negli aspetti relazionali, sia in quelli economici. Nell’ambito della mediazione familiare la coppia è aiutata a elaborare accordi che meglio soddisfino i bisogni di tutti i membri della famiglia, con particolare riguardo all’interesse dei figli, nel tentativo di riorganizzare le relazioni familiari, di risolvere o attenuare i conflitti in vista o in seguito alla separazione o al divorzio.

Il percorso di mediazione può rappresentare una valida alternativa al percorrere la via giudiziaria: il suo scopo è quello di consentire ai coniugi che scelgono di porre fine al proprio vincolo matrimoniale di raggiungere, in prima persona, degli accordi di separazione e di essere artefici della riorganizzazione familiare che andrà a regolare la vita futura loro e dei loro figli.

Diversamente da altre forme di risoluzione alternativa delle controversie, la mediazione familiare è fondata sul presupposto che i componenti della coppia, pur nella situazione di disagio emotivo e organizzativo, frequente in una crisi coniugale, siano in grado di decidere ciò che è meglio per loro, evitando di delegare a un terzo, avvocato o giudice questo compito.

La mediazione familiare tende a creare una situazione neutra dove i coniugi, pur nella condizione di persone che si separano, possano provare a svolgere insieme i loro compiti e funzioni genitoriali. In tal modo, con l’ausilio del mediatore, terzo e imparziale, è possibile raggiungere accordi che soddisfino entrambi i coniugi su:

  • tutti gli aspetti inerenti al divorzio (aspetti relazionali, economici e patrimoniali, divisione dei beni, assegno di mantenimento dei figli e del partner)
  • modalità di affidamento dei figli
  • continuità della funzione genitoriale
  • bisogni di genitori e figli
  • pianificazione degli incontri con i figli per il genitore non affidatario
  • scelte educative e gestione del loro tempo libero e delle vacanze
  • comunicazione della separazione ai figli
  • comunicazione tra i genitori
  • rapporti tra i figli e i componenti delle famiglie d’origine
  • relazione con gli eventuali nuovi compagni dei genitori
  • problematiche legate alla famiglia ricostituita

Così come dimostrato da numerosi studi a livello internazionale gli accordi raggiunti in sede di mediazione familiare presentano un numero considerevolmente più basso di prosecuzione del contenzioso tra le parti successivamente alla ratifica della separazione in sede giudiziaria.

La mediazione, che in alcuni casi prevede la presenza dei figli, rappresenta anche il modo migliore per i minori di vedere tutelati i loro diritti, bisogni ed interessi, in quanto il mediatore, che non interviene sul contenuto degli accordi, sui quali soltanto i coniugi avranno libertà di decisione, ha comunque il dovere di opporsi a quelle decisioni che con evidenza minaccino l'interesse dei bambini o siano in violazione delle norme vigenti.

La mediazione familiare, oltre ad aiutare i coniugi in via di separazione a raggiungere soluzioni soddisfacenti per entrambi, consente loro di avviare un dialogo costruttivo e chiaro in vista di una collaborazione futura come genitori, evitando che la crisi coniugale crisi coniugale sfoci in una conflittualità dannosa e distruttiva, principalmente nell’interesse e nel rispetto dei diritti dei minori coinvolti

La mediazione familiare non è necessariamente rivolta alle coppie che hanno già deciso di separarsi. Le coppie che vivono una situazione di conflittualità familiare, possono trovare nella mediazione uno spazio neutro in cui confrontarsi per provare a chiarire le rispettive posizioni, e ritrovare un proprio ruolo coniugale o genitoriale logorato dal tempo o da situazioni conflittuali.

La mediazione familiare si rivolge inoltre ai genitori in conflitto con i figli, ai fratelli in disaccordo, ai parenti in lite per questioni ereditarie.

Intraprendere il percorso di mediazione familiare è utile in tutte le fasi del processo della separazione e del divorzio poiché si adatta alle differenti esigenze espresse dalle diverse tipologie di coppie:

  • coppie in crisi: quando uno dei due partner è deciso per la separazione e l’altro non l’accetta oppure quando la decisione di separarsi è chiara per entrambi
  • coppie separate di fatto, con attive aree di conflitto sui termini di affidamento dei figli e/o sul versante economico
  • coppie separate legalmente, quando le condizioni di separazione risultano di difficile attuazione o non vengono rispettate
  • coppie separate da tempo o divorziate quando gli accordi presi in tribunale, ormai inadeguati alle mutate condizioni di vita, devono essere aggiornati o modificati.

La mediazione familiare e il diritto di famiglia

Dalla fine degli anni ’90 anche in Italia, sull’esempio di esperienze internazionali, si è sviluppato un movimento atto a promuovere un approccio conciliativo che ha portato a sperimentare, per la risoluzione dei conflitti, strumenti integrativi e/o alternativi alle vie strettamente giudiziarie
In quest’ottica, successivamente all’entrata in vigore del nuovo diritto di famiglia (legge n.54 del 2006), l’istituto dell’affidamento condiviso (artt.155 e segg. del Codice Civile) ha sancito il diritto dei figli di mantenere buoni rapporti con entrambi i genitori e che questi debbano continuare ad esercitare il proprio ruolo genitoriale al di là della rottura del legame di coppia.

A tale fine, la legge prevede che i figli di genitori in separazione vengano affidati di regola ad entrambi i genitori. L’affidamento ad un solo genitore ricorrerebbe solo nei casi in cui l’affidamento ad entrambi risulterebbe pregiudizievole per il minore.

L’affidamento condiviso si pone l’obiettivo di ridurre le possibili strumentalizzazioni esercitate dall’uno o dall’altro genitore sia per quanto riguarda il diritto di visita, sia il versamento dell’assegno di mantenimento. Tuttavia, la condivisione dell’affidamento dei figli, ha come presupposto imprescindibile che gli ex coniugi si riconoscano nella loro diversità e ritrovino una comunicazione minima sufficiente per essere ancora genitori.
Allo scopo i genitori sono tenuti ad elaborare un progetto educativo da allegare al ricorso per separazione che indichi accordi condivisi relativi al mantenimento (diretto o indiretto), all’educazione e alla crescita dei figli.

La normativa individua nella mediazione familiare (art. 155, sexies C.C.) lo strumento idoneo messo a disposizione dei genitori per promuovere le risorse e sostenere le competenze genitoriali nell’interesse dei figli, attraverso l’acquisizione di capacità comunicative.

In quest’ottica ci si aspetta che l’approccio degli addetti ai lavori (avvocati, psicologi, assistenti sociali, magistrati) che lavorano con la famiglia in separazione sia più orientato verso una collaborazione interdisciplinare che, riconoscendo le specifiche competenze e i confini delle diverse professionalità, faciliti il dialogo tra queste per garantire un sostegno di reale tutela a tutti i componenti della famiglia, anche se divisa.

La mediazione familiare prima della via giudiziaria

In mediazione familiare i coniugi in mediazione familiare sono stimolati a prendere in modo autonomo le proprie decisioni e ad essere responsabili del proprio futuro, soprattutto, del futuro dei propri figli. Nessuno meglio dei due coniugi è in grado di prendere quelle decisioni che andranno a regolare ed organizzare la loro vita futura e quella degli altri membri del nucleo familiare. Il ricorrere a priori alla giustizia formale comporta, invece, una delega passiva a un terzo istituzionalmente incaricato, in un modello che ha già determinato una contrapposizione tra le parti, in una logica di vincitore e vinto.

La via giudiziaria, pur nella tutela dei diritti, spesso non si concilia con il desiderio dei genitori, che pur avendo determinato di concludere il loro legame coniugale, di conservare un rapporto civile e collaborativo per il bene dei loro figli.

Confermato dal principio più generale della filosofia della risoluzione alternativa delle controversie, per il quale “la migliore maniera di risolvere un conflitto è evitarlo fin dall’inizio”, la mediazione familiare consente di evitare l’alto costo emotivo ed economico di una lunga e dolorosa guerra nelle aule dei tribunali.

Un conflitto spinto alle estreme conseguenze giudiziarie spinge sempre più il coniuge deluso, ferito, tradito, o abbandonato, alla ricerca di una compensazione sull'altro, nel corso di azioni legali alla fine delle quali, dopo anni, il più delle volte, portano a ottenere meno di quanto l'altro coniuge sarebbe stato disposto ad offrire spontaneamente all'inizio degli scontri.

Il mediatore familiare

Il mediatore familiare è un professionista adeguatamente preparato nella gestione e comprensione del conflitto coniugale e familiare. Il ruolo del mediatore si distingue da quello dello psicoterapeuta, dell’assistente sociale o dell’avvocato.

Il mediatore familiare è terzo, imparziale, non emette giudizi, non esprime pareri.

Il mediatore è un facilitatore dell’accordo tra le parti, al di fuori delle rigidità proprie della situazione giudiziaria, e agisce affinché i genitori mantengano vivo il senso e la pratica della loro responsabilità genitoriale, riuscendo a salvaguardare il mantenimento dell’autostima nonostante il momento di crisi della coppia.

Il suo compito consiste nell’aiutare la coppia a riaprire i canali di comunicazione interrotti dal conflitto, aiutando le parti a collocarsi oltre la logica della parte vincente e della parte sconfitta.

Il mediatore non giudica l’adeguatezza delle proposte delle parti e non fornisce la risposta ai problemi, ma si limita a aiutare le parti valutare soluzioni condivise.

Il mediatore familiare riceve l'incarico esclusivamente dalle parti, non essendo possibile un mediazione familiare in forma coattiva. L'invio in mediazione da parte di magistrati è subordinato al consenso delle parti e non può essere oggetto di provvedimenti o decreti a carattere obbligatorio.

Fin dal primo colloquio il mediatore familiare deve informare le parti sulle regole, sugli obiettivi e sulle modalità del processo di mediazione, precisando anche la specificità del suo intervento.

La preparazione professionale del mediatore deriva da:

  • conoscenze e pratica delle discipline psicologiche : capacità di ascolto attivo e conoscenza del funzionamento delle dinamiche di coppia e della famiglia, delle problematiche dello sviluppo infantile, delle conseguenze del divorzio e della separazione sulle persone;
  • conoscenze e pratica delle discipline giuridiche : norme vigenti in materia di diritto di famiglia in genere, con specifico riferimento alla separazione legale, al divorzio, all’affido congiunto e alla tutela dei minori;
  • conoscenze e pratica delle discipline connesse all’economia familiare : gestione e ripartizione delle risorse della famiglia separata, con specifico riferimento al mantenimento dei minori e alla conservazione di un tenore di vita adeguato.

Grazie al clima positivo e idoneo alla collaborazione ed al rapporto empatico che il mediatore è in grado di instaurare con la coppia, è possibile aiutare ciascun coniuge nella ridefinizione della propria identità personale e nella negoziazione delle questioni relative alla separazione, affinché essa avvenga nel modo più sereno possibile, soprattutto con riferimento agli aspetti della cogenitorialità.

Come si svolge una mediazione familiare

La mediazione familiare prevede un minimo di incontri, non meno di tre, fino a un massimo di 10 -12.

Al termine degli incontri, quando le parti lo decideranno, sarà redatto un documento di accordo che i coniugi presenteranno poi al giudice per la necessaria ratifica ufficiale.

Nella maggior parte dei casi gli incontri di mediazione si svolgono in co-mediazione interdisciplinare, ovvero sono condotti congiuntamente da due mediatori familiari, di cui uno di uno psicologo, esperto di problematiche relazionali e uno, di formazione giuridica, esperto di problematiche legali e di affido congiunto. Tale modalità operativa consente un’ottima circolarità relazionale tra i genitori e i mediatori, garantisce la neutralità e l'equidistanza dei mediatori dalle parti, permette punti di vista differenti e prospettive più ampie, offre una qualità professionale molto elevata grazie al feedback continuo e reciproco tra i mediatori, mettendo a disposizione della coppia una competenza specifica su ogni questione legata alla separazione coniugale. Infine la presenza di due mediatori si rivela particolarmente efficace in caso di conflittualità elevata o forte squilibrio di potere.

I mediatori, che dichiarano la loro imparzialità e terzietà rispetto alle parti, sono professionalmente preparati a favorire la comunicazione costruttiva ed efficace tra la coppia.

La funzione del mediatore è, dunque, quella del facilitatore dell’incontro e la sua capacità professionale principale è, dunque, l’ascolto attivo delle problematiche della separazione, con il fine di aiutare le parti a identificare una soluzione di tali problematiche.

I mediatori non intervengono nei contenuti, di esclusiva competenza delle parti e la loro imparzialità implica che non parteggino per l'uno o per l'altro coniuge, ma si limitino a controllare che il processo di negoziazione si svolga in maniera corretta, evitando il più possibile sbilanciamenti o abusi di potere da parte di una delle due parti.

In linea generale l'intervento di mediazione familiare prevede le seguenti fasi due fasi:

Primo incontro

Nel primo incontro si stabilirà se esistono le condizioni di base minime per poter intraprendere insieme un percorso di mediazione. In questa sede si accerterà, con il dovuto rispetto della privacy, col fine di tenerne conto nel prosieguo della mediazione, se esistono all'interno della coppia gravi episodi di violenza, problemi di alcolismo e di tossicodipendenza, o che uno dei due coniugi abbia sofferto o stia soffrendo di patologie psichiche in relazione alla separazione. Si procederà, quindi, al chiarimento della situazione familiare generale, e a individuare gli specifici problemi da affrontare. Il passaggio successivo sarà la verifica della volontà delle parti di collaborare al raggiungimento di un accordo, cui seguirà l’accertamento della possibilità di contenere e trasformare in senso positivo la conflittualità. Ultimo passaggio sarà la definizione congiunta delle modalità di mediazione e il relativo calendario. In questa sede potrà essere concordato di tenere sessioni separate con una sola della parti, soprattutto se il mediatore lo riterrà propedeutico al buon esito delle fasi successive.

Incontri successivi

In questa fase negoziale sono i coniugi, con l'aiuto del mediatore, verificano tutte le possibilità di un accordo relativamente a tutti gli aspetti della riorganizzazione familiare: dall'affidamento dei minori alla casa di famiglia, dall'orario delle visite del genitore non affidatario all'ammontare dell'assegno di mantenimento, fino alle eventuali divisioni patrimoniali.

In mediazione, in modo abbastanza autonomo rispetto al sistema giudiziario, pur nel rispetto delle norme inderogabili o imperative, i coniugi valutano tutte le opzioni di accordo, anche alternative ai paradigmi e agli stereotipi normativi tradizionali.

Con l’intervento facilitativo del mediatore, è possibile superare la rigidità delle posizioni per arrivare a identificare i reali interessi delle parti, sottostanti a rigide prese di posizione oppositive, e si giunge, frequentemente, così anche a soddisfare la parte psicologica del problema, quella relativa ai reali bisogni dell’individuo.

E’ la coppia in ogni caso che sceglie le problematiche da negoziare. E’ possibile, quindi, che essa senta il bisogno di portare in mediazione solo alcuni dei temi che vengono tipicamente affrontati nell’ambito di una separazione, avendo per gli altri già elaborato in autonomia delle soluzioni soddisfacenti.

Per ogni tema di discussione, il mediatore si limiterà a stimolare la singola parte a identificare oggettivamente il problema e a definirne la personale soluzione dopo averne evidenziato i punti di disaccordo o di accordo già raggiunti. Successivamente sono esplorati i bisogni e gli interessi specifici di ognuno, genitori e figli, sottostanti alle posizioni assunte.

Il mediatore, alla luce delle informazioni raccolte, invita la coppia ad ampliare il numero delle opzioni e delle alternative di scelta al fine di valutare vantaggi e punti di debolezza di ciascuna soluzione proposta, facilitando così la graduale presa di coscienza che è possibile essere protagonisti di una nuova situazione senza necessariamente subirla per delega al coniuge più forte, all'avvocato o, in terza istanza, al giudice.

A differenza di quanto avviene generalmente nella psicoterapia, non è compito del mediatore esplorare approfonditamente le percezioni e i sentimenti relativi al passato della coppia, in quanto la mediazione familiare, che non è terapia familiare, è rivolto ad aiutare le persone a individuare delle prospettive di vita futura più serene.

Stesura dell’accordo

Al termine degli incontri, negoziati tutti i punti in conflitto, il mediatore stende gli accordi raggiunti in un progetto di intesa che consegna alle parti, ognuno delle quali è libera di seguirne le indicazioni per riorganizzare in modo responsabile la propria vita e quella dei figli o di formalizzarlo ai fini di una procedura legale di separazione personale congiunta oppure di presentare l’accordo al giudice.

Il mediatore familiare infatti, oltre a favorire una nuova modalità relazionale e comunicativa al di là del conflitto, redige un documento d'intesa che contiene le condizioni di separazione negoziate nei singoli incontri, nel rispetto dei peculiari interessi di ciascun membro della famiglia e sempre nell'ambito del quadro normativo vigente.