Cookies are small text files downloaded to your computer each time you visit a website. When you return to websites, or you visit websites using the same cookies, they accept these cookies and therefore your computer or mobile device.

logoadrconcordiaitalia nuovo 
 Iscrizione al n. 253 del Registro degli Organismi di Mediazione e al n. 200 del Registro degli Enti di Formazione presso il Ministero della Giustizia

La Mediazione Penale Minorile

La MEDIAZIONE PENALE MINORILE si inserisce nel contesto culturale della Giustizia Riparativa, o Restorative Justice (sistema nato negli Stati Uniti durante gli anni ottanta) che modifica il principio giuridico della punizione come unica forma di pagamento del debito alla società per la commissione di un reato.

Secondo i principi della giustizia riparativa lo Stato ritiene più efficace dirimere i conflitti, in un'ottica riparativa e riconciliativa, conferendo alle parti (vittima e reo) un ruolo attivo nella risoluzione del conflitto, anziché esercitare esclusivamente la potestà punitiva.

Dalla fine degli anni ’80, con il D.P.R. n. 448/88, in Italia molti Tribunali per i Minorenni hanno promosso mediazioni in un’ottica di giustizia ripartiva, realizzando sperimentazioni nell'ambito civile-familiare e penale-minorile.

L'attività di mediazione nel settore penale minorile è realizzata da uno o più professionisti, finalizzata a realizzare una comunicazione tra vittima e reo, che non vedono risolto il conflitto attraverso la pena comminata. La mediazione, che non è sostitutiva dello strumento giuridico ma è uno strumento volto a favorire i processi di responsabilizzazione e di maturazione del minore.

Attraverso l’incontro-confronto tra reo e vittima si tende a realizzare la comprensione delle reciproche posizioni: il reo è aiutato a comprendere gli effetti prodotti dal reato sulla vittima e sulla società, la vittima trova un contesto che accoglie le sue emozioni e che le consente di interagire con il reo.

Nel processo di mediazione la vittima è considerata quale soggetto e non come semplice beneficiario di un eventuale risarcimento materiale. Il risarcimento materiale è solo un aspetto della riparazione che ha anche contenuti di tipo psicologico e morale.

Uno degli obiettivi primari della mediazione è, quindi, quello di dare rilievo e riconoscimento alla vittima del reato, aiutandola a prendersi carico del conflitto al fine di eliminare o ridurre i sentimenti di insicurezza, di disagio e di rabbia suscitati dal reato.

La percezione di se come vittima di un reato, quando non viene soffocata dalla vergogna, ingenera spesso il bisogno forte di immediata riparazione del torto subito.

Nel processo penale minorile, invece, la vittima del reato vive il suo status in spazi normativi e procedurali così limitati da non poter soddisfare le istanze di ascolto e di riparazione del danno subito.

La mediazione prepara il terreno, le condizioni, per arrivare ad una soddisfacente conciliazione, anche in termini riparativi, in un luogo ad hoc più vicino alla vittima, accolta con la sua identità, i suoi bisogni e le sue paure e questo a maggior ragione quando vittima e reo si troveranno un giorno a convivere nello stesso spazio o in prossimità, come nel caso di genitori e figli, coniugi o partenti.

Dal lato del minore la mediazione consentirà di sviluppare consapevolezza dei propri comportamenti, con una ricaduta positiva sia rispetto alla sua maturazione, sia rispetto alle relazioni sociali e permetterà alla vittima di acquisire un ruolo attivo nella vicenda dando voce alle proprie sofferenze ed alla propria esigenza di capire. Il riconoscimento da parte del minore della propria responsabilità del fatto-reato consente di agevolare la comprensione del reato nei suoi aspetti relazionali e non soltanto come astratta violazione di una norma.

E in questo contesto anche la comunità locale (enti locali, istituzioni, associazioni, privato sociale, volontariato) sono chiamate a farsi carico dei problemi della devianza.

Per tale motivo, la mediazione potrà dirsi conclusa con successo quando entrambe le parti hanno sviluppato una visione nuova del fatto, arricchita dalla dimensione cognitiva ed emotiva dell'altro, quale condizione per la ricerca di un accordo che superi il conflitto.

La mediazione è uno strumento che richiede una posizione di "equidistanza fra le parti" e presuppone che esse esprimano un consenso, una disponibilità a riesaminare i propri comportamenti in un contesto relazionale non giudicante, volto a facilitare l'espressione e la riflessione su fatti e comportamenti per capirne le motivazioni.

In questo contesto il mediatore penale minorile opera in raccordo con i soggetti istituzionali che assicurano interventi nei confronti del minore: l'autorità giudiziaria, gli operatori dei Servizi Minorili della Giustizia e del territorio e gli avvocati.

La professionalità richiesta per l'attività di mediazione è propria di specializzazioni diverse, che debbono però avere in comune esperienze operative nel campo della devianza minorile, esperienze e conoscenze nell'ambito specifico della mediazione penale, nonché un percorso di formazione mirato.

E’ per questa motivazione che la mediazione non viene svolta da un singolo operatore ma da un gruppo di operatori che costituiscono un team, in grado di operare sinergicamente sulla base di una formazione che consente di affinare questa capacità, come accade per i mediatori ADR Concordia Italia, anche attraverso momenti di riflessione e di approfondimento svolti periodicamente.

La proposta di mediazione può venire dal magistrato, dalla polizia giudiziaria delegata per l'interrogatorio, dai servizi minorili dell'Amministrazione della giustizia e del territorio, dalla vittima o dal reo e può avvenire in ogni stato e grado del giudizio e durante l'esecuzione della pena.

Dopo l'accoglienza delle parti vengono precisate le regole dell'incontro e il ruolo dei mediatori. In questa fase il team attiva una comunicazione attorno al conflitto che si configura come riconoscimento del conflitto/danno e come ascolto e assunzione dei diversi punti di vista rispetto all'evento.

La mediazione può comprendere anche un progetto di riparazione del danno, svolto dal reo in favore della vittima. L'accordo deve essere in ogni caso è opera dei protagonisti.

Nel contesto normativo attuale, che non contempla una disciplina giuridica della mediazione penale, la sperimentazione appare come una fase propedeutica e necessaria che può fornire un contributo importante anche alla predisposizione di una legge in materia.

L'applicazione sperimentale della mediazione penale nel sistema giuridico e sociale italiano potrà fornire una conoscenza specifica evidenziando risultati e problematiche e quindi ponendo all'attenzione vincoli e necessità operative.

E’ prevedibile, pertanto, un intervento a breve del Legislatore per provvedere all’attuazione della Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, che impone agli stati membri di legiferare al riguardo entro il 16 novembre 2015.

Il Mediatore Penale Minorile di ADR Concordia Italia sono professionisti abilitati a svolgere l’attività di mediazione e di gestione e risoluzione del conflitto in generale con una particolare attenzione alla comunicazione tra vittima e reo, alla comprensione delle reciproche posizioni, alla creazione di condizioni utili a una soddisfacente conciliazione, anche in termini riparativi.

Sono avvocati, psicoterapeuti, assistenti sociali e operatori sociali del settore della giustizia, che operano in gruppo, adottando un approccio multidisciplinare alla soluzione del conflitto, utile a instaurare con le parti un clima positivo e idoneo alla collaborazione ed al rapporto empatico finalizzato a una soddisfacente conciliazione tra le parti stesse, anche in termini riparativi. La presenza di più mediatori si rivela, infatti, particolarmente efficace in caso di conflittualità elevata o forte asimmetria tra le posizioni.